Questo sito utilizza i cookies. I cookie sono file memorizzati nel browser, utilizzati dalla maggior parte dei siti per personalizzare la navigazione. Utilizzando il nostro sito l'utente dichiara di accettare e acconsentire all' utilizzo dei cookies in conformita' con i termini di uso dei cookies.

Foto Bubusettete: Le vetrine di Bubusettete su piazza S. Evasio
Dopo oltre quindici anni, Tiziana e Giulia chiudono il negozio dell'usato per bambini di piazza Sant'Evasio.
Tutto era cominciato il 29 gennaio 2011, per mano di due amiche che si conoscevano fin dai tempi delle scuole elementari: Giulia e Tiziana, Insieme da bambine, insieme all’oratorio, insieme all’università, non potevano che finire anche per costruire un lavoro insieme. Qualcosa che fosse importante per loro e per l’ambiente.
E la scelta di Bizzozero, in fondo, nacque quasi per caso. Tiziana portava già i figli all'asilo del rione, i suoi genitori abitano qui, e ogni volta che passava davanti a quel locale sfitto pensava: «Sarebbe bello fare qualcosa per i bambini qua». Quando l'idea prese finalmente forma, il posto era già lì ad aspettarla. La piazza piacque a entrambe fin da subito.

Foto Bubusettete: Scorcio interno del negozio
Perché si chiude
Dietro la scelta di chiudere c'è una storia che riguarda tanti piccoli negozi, non solo Bubusettete. Negli ultimi due anni le vendite sono calate, e “le ragazze” ( così sono chiamate in piazza) non fanno fatica a spiegarne le ragioni: la trasformazione del commercio, con l'online che ha in parte preso il posto degli acquisti in presenza, e soprattutto Vinted, «un'alternativa all'usato molto comoda». A questo si aggiunge la concorrenza dei negozi low cost e del fast fashion, dove si comprano capi nuovi a prezzi bassi che poi, troppo spesso, restano nell'armadio, o finiscono in discarica inutilizzati.
Un negozio come questo, del resto, non aveva mai puntato su numeri stratosferici, ma su un target preciso e fedele. «Questo momento ha contribuito a togliere una fetta di mercato», raccontano, quasi a fotografare un cambiamento più grande di loro.

Foto Bubusettete: Giulia e Tiziana all'ingresso di Bubusettete
Un mercato etico
Ma se si guarda oltre i numeri, il bilancio che tracciano è di tutt'altro segno. Bubusettete ha dato una seconda vita a libri, vestiti e giochi che grazie al concetto di riuso hanno riacquistato un valore nelle mani di altri bambini . «Si dà la possibilità a tutti gli oggetti di avere una vita più lunga, senza inquinare ulteriormente il nostro pianeta», spiegano.
Non è un caso se tante clienti sceglievano proprio l'usato: per questo valore, ma anche per trovare qualità a prezzi più accessibili. Il negozio aveva sempre creduto nei materiali buoni — cotone, lana, «filati nobili» — come piccola resistenza quotidiana al fast fashion. Alla fine, però, non è bastato a invertire la rotta.

Foto Bubusettete: Scorcio dell'esposizione
L'aspetto umano, il più bello
E qui arriva la parte più difficile da raccontare con i numeri: le persone. «Dal punto di vista umano è stato bellissimo, perché abbiamo veramente conosciuto delle persone meravigliose», dicono, e si sente che è il cuore di tutta questa storia. I bambini dell'asilo entravano a salutare, quasi fosse una tappa fissa della giornata. «Quando chiuderemo la porta per l'ultima volta siamo certe che scenderà la lacrimuccia».
Da quando la chiusura è stata annunciata, non passa giorno senza che qualcuno si affacci per un saluto. «Fa piacere, perché vuol dire che abbiamo lavorato bene, almeno dal punto di vista umano». Non tutti i ricordi, va detto, sono dolci: circa un anno fa un furto in cassa aveva scosso il negozio, con qualcuno che aveva scassinato portando via soldi e oggetti. «Quello è il più brutto in assoluto», ricorda Tiziana — l'unica ombra su un'esperienza che, per il resto, ha regalato molto più di quanto abbia tolto.

Foto GA Foto Cine Club Varese: Giulia Mentasti e Tiziana Manzoni
Mancherà tutto questo, certo. Ma mancherà anche solo stare lì, in piazza. Tanto che Tiziana e Giulia hanno già deciso: continueranno a vedersi in piazza Sant'Evasio, almeno una volta a settimana, per un caffè. «Noi dalla piazza non mancheremo». Restano i rapporti costruiti in questi anni — con i vicini, con l'oratorio, con don Davide, con chi si ferma anche solo per un saluto: un segno lasciato nel rione che i numeri, da soli, non sapranno mai raccontare.
Articoli correlati: Salviamo le scuole di quartiere
© 2026 Bizzozero.net
All Rights Reserved.
Free Joomla 1.5 Templates Joomla Web Hosting cushion cut engagement rings Joomla Templates joomla hosting