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Foto RC: La scuola Giuseppe Garibaldi
Il prossimo anno scolastico partirà senza classe prima per la scuola Garibaldi. Preoccupazioni per il futuro degli istituti bizzozeresi.
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IN BREVE Quest'anno la scuola elementare Garibaldi non avrà la prima elementare. Nell'immediato la scuola non dovrebbe correre rischi, ma il futuro è incerto per tutti i plessi scolastici, Garibaldi e Marconi comprese, a causa del calo demografico, dell'elevato numero di plessi scolastici esistenti, delle scelte fatte verso i bambini provenienti dai Comuni vicini. Una loro chiusura rappresenterebbe un danno incalcolabile per la vita stessa del rione con risvolti sociali ed economici per chiunque ci viva; per questo è importante non disinteressarsi della questione.
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La notizia è nota già dalla fine del mese di marzo, ma l'imminente inizio del nuovo anno scolastico riporta d'attualità la mancata formazione della classe prima per l'istituto Garibaldi di via Mercantini, che dunque affronterà l'anno scolastico con sole quattro classi: una seconda, una terza, una quarta ed una quinta.

Ingresso della scuola Giuseppe Garibaldi
La mancata formazione della classe prima ha colto un po' tutti di sorpresa, non tanto nella sostanza (vedremo poi perchè), quanto nei tempi: non ci si aspettava che tale possibilità potesse concretizzarsi già quest'anno, tanto più che l'open day di inizio anno sembrava aver dato indicazioni positive. Cosa sia accaduto dunque a far "precipitare" gli eventi non è ancora chiaro, ed è oggetto di riflessione da parte di tutti gli attori coinvolti, ma non è detto che questo "incidente" non possa rivelarsi positivo, destando l'attenzione su un rischio comune a un po' tutte le scuole.
IL QUADRO D'INSIEME
Per comprendere meglio la situazione è però opportuno contestualizzarla, e il primo dato di cui tener conto è il pesante calo demografico di cui la nostra società soffre; limitandoci a Varese, negli ultmi 40 anni la città ha perso più di ventimila abitanti, passando dai 90.527 residenti del 1981, ai 78.740 del 2021. Una media di circa 5.000 varesini in meno ogni 10 anni; si consideri che si stima che la popolazione di Bizzozero (inteso come territorio dell'ex omonimo Comune, che quindi comprende la Bizzozero storica, ma anche gran parte del quartiere di San Carlo e una fetta importante del quartiere delle Bustecche) conti circa 6.000 resdenti: ebbene è come aver cancellato quasi 4 volte, o meglio quasi 4 rioni analoghi a Bizzozero !
Un secondo fattore di cui tener conto è il numero di plessi scolastici attualmente in esercizio, aumentato notevolmente nei decenni scorsi (sia per quanto riguarda le istituzioni pubbliche che quelle private) per far fronte alla grande crescita demografica avvenuta nel dopoguerra, che portò la popolazione varesina a crescere dai 44.832 abitanti del 1936, ai suddetti 90.527 del 1981 (in 45 anni la popolazione è più che raddoppiata). Così mentre in passato sul territorio bizzozerese era attiva la sola scuola Marconi, frequentata anche dai bambini dei comuni limitrofi (Lozza e Schianno in primis) privi di proprie strutture scolastiche, oggi a Bizzozero vi sono due scuole (Marconi e Garibaldi), e nelle vicinanze ve ne sono altre che raccolgono un'utenza che invece in passato faceva riferimento a Bizzozero (in parte la Parini di Giubiano, la Medea delle Bustecche, la Pascoli di Lozza, la don Cagnola di Gazzada-Schianno) e diverse private (Steiner di Schianno, salesiani di Varese, Maria Ausiliatrice di Casbeno, Manfredini di Valle Olona). Un'offerta necessaria fino ai prima anni '80 del secolo scorso (quando ad esempio alla Marconi vi erano tre sezioni per ogni classe con seri problemi di spazi e di aule), ma sovradimensionata rispetto alle esigenze (o meglio ai numeri) odierni.
Il terzo ed ultimo fattore di cui si deve tener conto è poi la politica comunale verso le famiglie extracomunali. La questione in realtà riguarda prioritariamente gli asili nido e le scuole dell'infanzia, ma la continuità educativa che porta le famiglie a privilegiare nella maggioranza dei casi le scuole primarie in qualche modo collegate agli asili frequentati in precedenza (se cioè un bambino frequenta prima il nido e poi la materna ad esempio a Malnate, e più facile che frequenti anche la primaria a Malnate, invece che in un altro comune), fa sì che abbia ricadute decisamente significative anche sulle scuole primarie. Ora i servizi per l'infanzia vengono erogati dai Comuni quasi sempre in perdita, così se un bambino esterno al Comune di Varese frequenta un asilo varesino, il costo che genera finisce in parte sulle spalle del Comune di Varese, e dunque sui varesini. Tale casistica è particolarmente significativa per Bizzozero, dove importanti strutture (BTicino in primis, ma anche ATS Insubria, Università, Molina, e in misura minore Ospedale di Circolo e burrificio Prealpi) attraggono lavoratori anche dai Comuni limitrofi, lavoratori che dunque spesso trovano pratico far frequentare ai propri figli le strutture scolastiche vicino alla loro sede di lavoro, anche se di Comune o rione diverso da quello di residenza.

Foto Luigi Vanoli: La scuola Guglielmo Marconi
In questi casi i Comuni "ospitanti" di norma stipulano degli accordi con i Comuni di provenienza dei bambini per farsi girare i costi che altrimenti i Comuni di provenienza dovrebbero sopportare per offrire i servizi scolastici ai propri cittadini; ciò però non sempre accade, soprattutto quando i Comuni di provenienza non gradiscono la migrazione della propria utenza verso altri Comuni, poichè così rischierebbero di non raggiungere i numeri necessari a tenere aperte le proprie strutture, anzi tal volta le realtà più piccole, proprio per raggiungere i numeri necessari, offrono delle agevolazioni a chi viene dai Comuni adiacenti ! E questo è il caso di Varese e di Bizzozero in particolare, che già da molti anni vede i bambini extracolumanali penalizzati da tariffe decisamente più esose rispetto a quelle applicate ai residenti. La motivazione è più che comprensibile, magari anche condivisibile, ma il risultato è che mentre una volta le strutture bizzozeresi erano frequentate da diversi bambini "extrabizzozeresi", oggi è più frequente l'inverso.
MARCONI - GARIBALDI QUALE FUTURO ?
Uno scenario come quello che abbiamo cercato di ricostruire, chiaramente non può lasciare tranquilli circa il futuro di nessun plesso scolastico, e di quelli bizzozeresi in specifico, ed infatti più volte e da più parti si è osservato che in un futuro prossimo (anche se non immediato), almeno una fra Marconi e Garibaldi potrebbe essere chiusa per mancanza di alunni. Il numero dei bambini che frequentano gli asili di quartiere (il parrocchiale per San Carlo e il comunale per Bizzozero storica), fanno ritenere che la questione non sia immediata (e per questo quanto accaduto quest'anno alla Garibaldi è considerato un "incidente"), ma il calo demografico prospetta un rapido peggioramento della situazione, e quello che forse oggi è stato un "incidente", a breve potrebbe essere un'ineluttabile conseguenza; e non è detto che debba essere necessariamente la Garibaldi ad andare incontro allo scenario peggiore, infatti i ruoli potrebbero anche essere ribaltati, o peggio ancora si potrebbe anche arrivare ad una chiusura di entrambe le strutture, infatti quest'anno, a fronte della mancata formazione della prima presso l'istituto di via Mercantini, i numeri della prima della Marconi sono rimasti comunque contenuti.
Il commento: PERCHE' E' UN PROBLEMA DI TUTTI Per chi non ha bambini in età scolare (o non prevede di averne a breve), e per chi non risiede a Bizzozero, potrebbe esserci la comprensibile tentazione di ritenere la questione poco rilevante, o comunque non di suo interesse, ma ancorchè comprensibile, tale atteggiamento sarebbe quanto di più sbagliato e miope si possa immaginare: le "scuole di quartiere" infatti svolgono un ruolo fondamentale nella creazione e conservazione della comunità e dell'identità rionale, esse costituiscono infatti il primo luogo di incontro ed integrazione per le nuove famiglie che giungendo da altrove, e per i bambini - come ogni adulto ha avuto modo di sperimentare in prima persona - è il luogo in cui si costruiscono le prime amicizie (le più spontanee) e si entra a far parte per la prima volta di una comunità territoriale più ampia rispetto a quella familiare, costruendo un legame con il territorio stesso che nella maggior parte dei casi permane per tutta la vita. Tali processi sono alla base di quella specificità varesina del policentrismo, che ha permesso di evitare la formazione delle classiche, anonime, alienanti, spersonalizzanti e problematiche periferie che caratterizzano la maggior parte della città (comprese le vicine Gallarate e Busto Arsizio). Senza dimenticare il contributo che tali realtà danno al vivacizzare la vita del quartiere con diverse e molteplici attività, anche sul territorio. Insomma la chiusura di una scuola di quartiere rischia di rappresentare la fine sociale del quartiere stesso, con un significativo peggioramente della qualità della vita dei suoi residenti, e finanche una perdita di valore degli immobili lì ubicati. Per questo nessuno può "chiamarsi fuori" dalla questione, ma al contrario tutti dovrebbero sentirsi chiamati in causa per cercare le modalità migliori per affrontarla; nulla è deciso, sta a noi scrivere il nostri futuro.
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