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Immagine d'archivio: un tratto di via dei Duni

Il Movimento Angelo Vidoletti propone di realizzare a Bizzozero il nuovo carcere di Varese, con una soluzione già bocciata in passato.


Il futuro del carcere di Varese torna al centro del dibattito cittadino e questa volta la discussione interessa direttamente anche Bizzozero. Il Movimento Angelo Vidoletti (MAV) ha infatti proposto di tornare a valutare l’area dei Duni come possibile sede di un nuovo istituto penitenziario.

La proposta è stata avanzata da Stefania Bardelli e Marco Roncaglioni, rispettivamente esponente e referente per ambiente e urbanistica del movimento, nell’ambito della discussione sul futuro della casa circondariale dei Miogni. Il MAV è contrario all’ipotesi di ampliare l’attuale carcere nel centro cittadino e propone invece di verificare la possibilità di realizzare una nuova struttura in un’area esterna al tessuto urbano.

La situazione dei Miogni

La casa circondariale di Varese, risalente al 1893 è situata in centro città, è stata dichiarata dismessa con decreto ministeriale del 30 gennaio 2001, previa costruzione di un nuovo istituto. La nuova struttura non è mai stata realizzata. Interventi di manutenzione straordinaria sono stati limitati. Solo le celle del piano terra dispongono di doccia interna; ai piani superiori i detenuti utilizzano docce comuni. Sono state segnalate perdite d’acqua e assenza di bidet.Secondo i dati aggiornati dal Ministero della Giustizia al 19 settembre 2026, dispone di 53 posti regolamentari e ospita 100 detenuti. Il Ministero precisa inoltre che l’attuale complesso è stato dichiarato dismesso con decreto ministeriale del 30 gennaio 2001, subordinatamente alla costruzione di un nuovo istituto.

Negli ultimi mesi, tuttavia, è stata presa in considerazione anche una soluzione diversa: l’acquisizione degli spazi dell’attuale Comando della Polizia locale di via Sempione, confinante con il carcere, per consentire un ampliamento della struttura. Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ha indicato l’obiettivo di completare entro la fine del 2026 la procedura amministrativa per l’acquisizione degli spazi.

La proposta del MAV

In questo quadro il MAV chiede di riaprire la valutazione sull’area dei Duni, già considerata in passato nell’ambito della ricerca di una nuova sede per il carcere.

La proposta, per il momento, non costituisce un progetto per la realizzazione dell’istituto. Il movimento chiede infatti di verificare concretamente dimensioni dell’area, accessibilità, viabilità, urbanizzazioni e compatibilità urbanistica, prima di assumere decisioni sul futuro dei Miogni.

L’ipotesi dei Duni si inserisce così nel confronto tra due possibili direzioni: intervenire sull’attuale struttura nel centro di Varese, anche attraverso l’annessione degli spazi di via Sempione, oppure tornare a prendere in considerazione la costruzione di un nuovo carcere in un’area esterna alla città.

Per Bizzozero si tratta, però, di un tema già affrontato in passato. L’area dei Duni e quella della Piana di Luco furono infatti interessate, in momenti diversi, dalle ipotesi di localizzazione del nuovo carcere varesino.

   

QUANDO IL CARCERE ERA GIA' DESTINATO A BIZZOZERO 

L’ipotesi di collocare il nuovo carcere di Varese a Bizzozero non nasce nel 2026. Il territorio era già stato interessato dalla questione in momenti diversi, con particolare riferimento al comparto de "La Villa", indicato anche Piana di Luco, e successivamente all’area dei Duni.

La Piana di Luco

Il progetto più concreto riguardò la de "La Villa" (nei documenti indicata anche come comparto Piana di Luco o "Valle del Selvagna"), dove negli anni '90, sotto l’amministrazione Fumagalli, il Ministero della Giustizia indicò un progetto per una nuova struttura con capienza di 200 posti su una superficie di circa 111.900 metri quadrati. Ancora nel 2004 alcuni terreni della Villa e della Piana di Luco erano infatti destinati a rientrare nel perimetro dell’istituto e furono interessati dalle procedure di esproprio.

L'opposizione della cittadinanza , soprattutto attraverso l'associazione Amici di Bizzozero ed il Comitato Varese Sud, che portarono la questione fino al TAR, fece decadere il progetto.

I Duni

Diversa fu la vicenda dell’area dei Duni, indicata come destinataria della nuova struttura dal Consiglio comunale il 23 ottobre 2008 nell'ambito del piano carceri, senza che però sia mai arrivati a redigere un progetto concreto.

Anche in questo caso i residenti e le associazioni civiche del rione intervennero prontamente per opporsi a tale ipotesi, e così nella documentazione relativa alla partecipazione al Piano di governo del territorio del 2016, la zona dei Duni veniva indicata come area che in passato era stata destinata al nuovo carcere e per la quale veniva proposta l’inclusione nel Parco locale di interesse sovracomunale Cintura Verde - Varese Sud.

Le questioni sollevate

Le vicende della Piana di Luco e dei Duni presentavano alcuni temi ricorrenti:

  • il consumo di territorio verde, oggi aree boschive e agricole,
  • la carenza delle infrastrutture (rete fognaria in particolare)
  • l'inadeguatezza del sistema viario di servizio (via dei Duni, via Piana di Luco, via Porto Rose: strade caratterizzate da tracciati contorti, carreggiate ridotte e strettoie)
  • il peggioramento dei collegamenti con il tribunale locale, e l'aggravio di traffico su viale Borri
  • la ferma opposizione dei cittadini e dei comitati di quartiere

Proprio la mobilitazione dei residenti e delle associazioni contribuì a portare queste questioni all’attenzione dell’amministrazione, che in entrambi i casi ab bandonò il progetto.

Da rilevare infine che il PGT appena approvato rende particolarmente complicato realizzare tale ipotesi.

Una curiosità legata ai Miogni

La storia del carcere dei Miogni incrocia anche quella di un noto bizzozerese. Carletto Ferrari, tenente degli Alpini e comandante partigiano nato a Bizzozero, fu arrestato nel gennaio 1945 e ucciso durante il trasferimento verso il carcere, all’angolo tra via Felicita Morandi e via Hermada. La versione ufficiale dell’epoca parlò di un tentativo di fuga, ma la ricostruzione storica successiva ha documentato che si trattò di un’esecuzione.

A Carletto Ferrari è oggi intitolata la strada principale del centro storico del rione e il nido comunale di via Jacopino da Tradate.  

 

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